giovedì , 29 giugno 2017
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Riciclo dei prodotti elettronici in Europa: ancora non ci siamo

Viviamo su un pianeta con risorse finite e come tale dovremmo prendercene maggiormente cura, fare attenzione a ogni nostro singolo gesto. Qualsiasi nostra azione, di fatti, ha delle conseguenze, grandi o piccole che siano.

Da appassionati di hi-tech può capitare di cambiare uno o più prodotti all’anno. E di quelli vecchi che si fa? Spesso li si rivende, a volte si finisce per portarli in discarica sperando in un corretto riciclo. Purtroppo in alcuni casi non si fa nemmeno quello e si lasciano dove non si dovrebbe, dimenticando quanto valore vi sia al loro interno, dato che spesso contengono materiale di pregio come l’oro, ma non solo.

Stando a uno studio condotto da Nazioni Unite e Interpol, solo un terzo dei rifiuti elettronici europei è correttamente riciclato, mentre un gran numero di cellulari, computer e televisori vengono illegalmente scambiati o smaltiti. Svezia e Norvegia sono gli stati più virtuosi nel perseguire gli obiettivi che si è data la stessa Europa, con una raccolta e riciclo di tutti i rifiuti elettrici ed elettronici pari all’85%. Romania, Spagna e Cipro sono invece sotto il 20%.

Secondo il rapporto, complessivamente, solo il 35% dei rifiuti elettronici del Vecchio Continente è stato correttamente riciclato nel 2012. Lo stesso rapporto respinge la tesi secondo cui la maggior parte del cosiddetto “e-waste” venga spedita illegalmente a nazioni africane, come la Nigeria e Ghana, per essere riparata e avere una nuova prospettiva di vita.

“La maggior parte del commercio di e-waste illegale si verifica presso la porta accanto piuttosto che in Africa”, ha affermato Jaco Huisman della United Nations University, che ha condotto lo studio. “In tutto il mondo stiamo avendo una cattiva gestione”, ha detto all’agenzia Reuters. In Europa “ci sono un sacco di furti… e una notevole quantità entra nel bidone dei rifiuti”.

Un frigorifero rotto, ad esempio, è prezioso soprattutto per il rame contenuto nel suo compressore. Alcuni rimuovono quel componente, abbandonando il resto del prodotto. Nel 2012 solo 3,3 milioni di 9,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici prodotti in Europa sono state correttamente eliminate e riciclate. Ciò porta anche una perdita economica di circa 1,7 miliardi di euro l’anno. Solo circa 1,3 milioni di tonnellate sono state esportate, mentre il resto è stato riciclato (o abbandonato) in Europa al di fuori dei regolari programmi.

D’altronde come ricorda l’esperta ambientale dell’Interpol Ioana Botezatu i procedimenti contro questi crimini sono rari anche se alcune nazioni hanno pene severe. Servono quindi delle contromosse, ma quali? Una migliore cooperazione tra i corpi di polizia, più educazione dei consumatori sul riciclo e il divieto di transazioni in contanti nel commercio dei rottami metallici.

raee africa

Un problema è rendere le persone consapevoli dei centri dove portare i vecchi prodotti che non usano più. In Italia i piccoli rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) possono essere portati al negozio più vicino che vende questo tipo di prodotti e in generale i dati sul riciclo sono incoraggianti, anche se in chiaroscuro in alcune parti del paese.

Su cdcraee.it si può osservare come il riciclo cresca di anno in anno e secondo il Rapporto Sociale 2014 di Ecolight nel 2014 sono state smaltite quasi 16 mila tonnellate di RAEE tra piccoli elettrodomestici, cellulari e smartphone ed elettronica varia non più funzionante.

Ecolight ha aumentato la raccolta dell’11%, passando da 14.300 a quasi 16 mila tonnellate di RAEE. In totale, nel 2014 il consorzio ha gestito circa 21 mila tonnellate di rifiuti. I primi mesi del 2015 hanno fatto registrare una crescita della raccolta dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2014.

C’è stato inoltre un nuovo Accordo di Programma sottoscritto a fine giugno in cui si prevede il supporto in via sperimentale alla creazione di microaree ecologiche a basso impatto ambientale mirate a rendere più agevole la raccolta dei RAEE in aree disagiate.

Al di là delle iniziative che l’Europa o un singolo paese possono assumere, rimane il nodo della coscienza di ognuno di noi: a volte acquistiamo dispositivi hi-tech senza una vera necessità, altre buttiamo prodotti nei luoghi sbagliati. Se ognuno di noi cercasse, nel suo piccolo, di pensare un po’ di più alla “nostra casa”, allora le cose potrebbero andare molto meglio. È uno sforzo che siete disposti a fare?

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