giovedì , 19 ottobre 2017
Thumbnail for 9805

Borse europee in rally, sulla scia del Pil Usa e del +5,3% di Shanghai

MILANO – L’annunciato rinvio dell’aumento dei tassi Fed e gli interventi della Banca centrale di Pechino danno finalmente respiro ai mercati asiatici, dopo tre giorni di vendite incontrollate. Anche i listini europei vengono influenzati dal rinnovato ottimismo e trattano in netto rialzo: Milano chiude in rally del 3,39%,Francoforte guadagna il 3,18%, Parigi il 3,49% e Londra il 3,56%. In mattinata, Shanghai ha registrato il ritorno massiccio degli acquisti e si è rafforzata fino a chiudere con un guadagno del 5,3% dopo cinque sedute negative di fila. Bene Shenzhen, che ha chiuso in rialzo del 3,3%. Sulla stessa linea Hong Kong, che ha chiuso in progresso del 3,6%, mentre la Borsa di Tokyo ha chiuso in recupero dell’1,08%. Wall Street, sostenuta dai dati sul Pil superiori alle attese, tratta in rialzo dopo la miglior seduta dal novembre 2011: quando in Europa terminano le contrattazioni, l’indice Dow Jones avanza dell’1,8%, lo S&P500 sale del 2% e il Nasdaq del 2,15%.

Nella notte, la Banca centrale cinese è intervenuta nuovamente sui mercati con 150 miliardi di yuan (23,4 miliardi di dollari) di pronti contro termine. Un’altra decisione è stata presa sul versante valutario, con una nuova svalutazione: il tasso di riferimento dello yuan è stato tagliato verso il dollaro ai minimi degli ultimi 4 anni (dall’agosto 2011) a 6,4085 yuan verso il biglietto verde. Si tratta di una riduzione dello 0,07% rispetto ai livelli della vigilia. Il tasso di riferimento è quello intorno al quale il renmimbi, altro nome dello yuan, è autorizzato a fluttuare. Secondo quanto riporta Bloomberg, Pechino avrebbe inoltre venduto una fetta dei titoli di Stato Usa in portafoglio, per cercare di regolare la svalutazione della moneta propria. Un analista della China merchant bank ha indicato che “lo yuan continua a calare verso il dollaro, in parte sotto la pressione degli investitori, nella misura in cui si stanno realizzando le attese di svalutazione della moneta da parte dei mercati”. La Banca centrale cinese si è però ben guardata dall’usare il termine “svalutazione”, affermando di aver semplicemente modificato il modo di calcolare il tasso di riferimento dello yuan per rispecchiare in modo “più veritiero” il valore assegnatogli dai mercati, come fatto anche qualche giorno fa quando ha preso le preime decisioni. Secondo altri analisti, dietro il rialzo di oggi ci sarebbero essere gli acquisti da parte di Pechino stessa, attraverso il “national team” di banche e broker legati allo Stato: così si spiegherebbe l’accelerata arrivata nel finale di seduta, dopo alcuni segnali di cedimento. La China Securities Finance Corp. è stata armata con oltre 400 miliardi di dollari di liquidità per sostenere i mercati e l’obiettivo del governo sarebbe di stabilizzare il mercato azionario prima della parata militare del 3 settembre che celebrerà la vittoria sul Giappone nella Seconda guerra Mondiale.

Alla fine dunque, dopo sedute di puro panico, i mercati asiatici hanno invertito tendenza convinti forse, più che dalle misure di rilancio dell’economia messe in campo da Pechino, dalle notizie giunte dall’America: fonti della Fed hanno infatti lasciato intendere che il preannunciato rialzo dei tassi non ci sarà nell’immediato e anzi potrebbe slittare all’anno prossimo. William Dudley della Federal Reserve di New York ha parlato espressamente di operazione “meno convincente” rispetto a poche settimane fa e qualche indicazione ulteriore potrebbe arrivare dal simposio di Jackson Hole, che parte oggi ma senza la presenza del governatore Janet Yellen. E così Wall Street ha segnato la miglior performance da tempo, spingendo poi i listini dell’Est.

Certo è che l’economia americana è in salute e lo testimonia il +3,7% del Pil annunciato oggi, dato superiore alle attese per il secondo trimestre. Una notizia che porta il dollaro a rafforzarsi ulteriormente rispetto all’euro, che chiude ai minimi di giornata a 1,1219 dollari. In netto calo lo yen, a quota 135,34 sull’euro e 120,60 sul dollaro. Sono invece sotto le attese, ma pur sempre in ripresa, i compromessi per l’acquisto di nuove case in Usa che hanno registrato a luglio una crescita dello 0,5% sul mese precedente. Rispetto al luglio 2014, il dato mostra un progresso del 7,4% facendo segnare l’undicesimo incremento consecutivo. Bene anche le richieste Iniziali di sussidi di disoccupazione scese di 6mila unità a quota 271mila nel corso dell’ultima settimana. Le attese degli analisti erano per una flessione più contenuta a 273mila unità.

Proprio sul fronte macroeconomico si registra il calo, più forte delle attese di mercato, dei prezzi delle importazioni in Germania: a luglio sono scesi dello 0,7% rispetto al mese precedente, contro la stima di una riduzione dello 0,3%. La fiducia delle imprese in Francia è salita ad agosto a 103 punti, dai 102 del mese precedente e sopra le attese per una lettura stabile: è il miglior dato dal 2011. Il Pil spagnolo nel secondo trimestre è salito dell’1% trimestrale, confermando la crescita del primo trimestre, mentre su base annuale la crescita è stata del 3,1%. Secondo la Bce, nell’Eurozona i prestiti al settore privato sono cresciuti dell’1% tendenziale nel mese di luglio, in accelerazione rispetto all’incremento dello 0,6% registrato a giugno. Il membro del board dell’Eurotower, Benoit Coeuré, parlando a Parigi ha rimarcato come “l’Eurozona sia un progetto irreversibile”, ma ha chiesto di più agli Stati: “Non si affidino solo a noi e al calo del prezzo del petrolio per la crescita”.

Andamento positivo positiva per i titoli di Stato italiani: lo spread tra il Btp decennale e l’omologo Bund tedesco si stringe fin sotto 120 punti base dai 128 del finale della vigilia. In calo il rendimento dei decennali italiani (1,93%) rispetto alla chiusura di mercoledì. Il Tesoro ha collocato Bot semestrali per 6,75 miliardi di euro a un tasso pari allo 0,007%, invariato rispetto all’asta di luglio. La domanda è risultata pari a 1,54 volte l’offerta, in flessione rispetto alla copertura del collocamento precedente a quota 1,79.

Quanto infine alle materie prime, dopo il calo inatteso delle scorte Usa, il petrolio tratta in forte rialzo a New York, dove alla chiusura dei mercati europei scambia in crescita di circa sette punti percentuali verso 41 dollari al barile. Resta debole l’oro, che tratta in leggera flessione a 1.120 dollari l’oncia.

– ’ ’ ,