domenica , 22 ottobre 2017

A Salisburgo la rivisitazione di “Fidelio” con Jonas Kaufmann

Ha rappresentato uno dei momenti culmine del Festival di Salisburgo, quest’anno: la nuova messa in scena di “Fidelio” di Beethoven. Sul palcoscenico un cast d’eccezione: il tedesco Jonas Kaufmann, tra i tenori più famosi al mondo, incarna il prigioniero politico Florestan.

La musica è affidata all’Orchestra Filarmonica di Vienna, diretta dal maestro Franz Welser-Möst. Quest’inno alla libertà e alla giustizia è l’unica opera in musica composta da Beethoven.

Jonas Kaufmann, tenore: “L’esecuzione dell’orchestrazione è semplicemente brillante. È come se Beethoven ti prendesse per mano e passo dopo passo ti conducesse in prigione, in spazi sempre più scuri, umidi e spaventosi, fino a farti raggiungere la cella sotterranea più buia di tutte, quella di Florestan”.

“Fidelio” è basato su una storia realmente accaduta durante il periodo del Terrore in Francia. L’eroina Leonore, che tenta di liberare il marito travestendosi da uomo per entrare in carcere, è interpretata dalla soprano canadese Adrianne Pieczonka.

Adrianne Pieczonka, soprano: “Spesso nell’opera i ruoli femminili sono gestuali: si sviene, si crolla e ovviamente si muore. Questo è un ruolo davvero interessante perché è diverso, è molto coraggioso e molto forte”.

La messa in scena di Claus Guth è una rilettura radicale del capolavoro di Beethoven, con la scomparsa del lieto fine e dei dialoghi parlati.

Jonas Kaufmann: “Ho avuto sempre qualche difficoltà con la parte vocale di Florestan visto che è davvero dura e lui appare così forte. Con il direttore di scena Claus Guth abbiamo deciso che Florestan in realtà è un uomo distrutto, sul quale la tortura e l’isolamento durati anni hanno lasciato il segno. Non riconosce più sua moglie Leonore. Non è in grado di liberarsi da queste catene “simboliche” che popolano la sua mente”.

Adrianne Pieczonka: “Beethoven ha scritto per le voci di tenore e soprano in maniera molto strumentale. Ha composto come per trombe o violini, ma a volte la voce umana non è così perfetta. Per cui è stata una sfida: credo che Verdi, Strauss o Wagner scrivessero strofe più naturali. Quelle di Beethoven sono piuttosto spigolose e per questo più difficili”.

Jonas Kaufmann: “Si tratta di un visionario. Beethoven lo era sotto molti aspetti, anche per quanto riguarda la visione della libertà, della pace sulla Terra. Tutte cose che non abbiamo ancora realizzato tanti anni dopo. Anche a quei tempi erano un’illusione, ma la sua musica continua a rappresentare quelle idee con passione e vigore”.

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